mercoledì 15 aprile 2015





Serra e Consacrati
Su di una fragile vocazione

Corre l’anno della celebrazione della vita consacrata indetta da Papa Francesco.
La nostra mente corre agli Ultimi, a noi prossimi:  Quanti consacrati, unti dal carisma del vivere con Cristo e per Cristo, continuatori della sua opera di redenzione, non  si sono più sentiti di vivere il mistero.
L’essere Serrani, dotati di mente e cuore inclini a sperare e amare ci vuole vicino a loro.
Offrire quanto di beni materiali possano avere bisogno, non basta.
Occorre soccorrerli, condividere le loro debolezze, le loro sofferenze, carpire le ragioni di un tradimento del  Sì, detto a Cristo e al suo popolo, nel giorno quando l’Ordinario vescovile ha conferito loro un sacramento, carico di responsabilità, impegni, sacrifici, rinunce.
Ma anche di tanta grazia!
Perché  hanno sconfessato quella promessa?
Perché  capaci di pensare, inventare, amare, darsi agli altri, perdonare, si sono lasciati contaminare dalle miserie del mondo?
Quanti altri interrogativi affollano la mente di chi appena evoca il tema del grave abbandono!
Hanno lasciato alle loro spalle la potenza della Parola,la Grazia di mutare la materia in sostanza divina, di amare come nessuno sa amare,di perdonare quanti di misericordia hanno bisogno!
Si è indurito un cuore, si sono spente le luci della speranza.
Lo Spirito ricevuto, dono del Padre, rimane  in loro!
Il  sacramento non si cancella!
Dio non li abbandona nella sua impareggiabile misericordia, il dono rimane dono.
Quanta amarezza, riteniamo rimane in Chi non potrà più dire: Mangiate questo è il mio corpo; bevetene questo è il mio sangue; perdonate settanta  volte sette fino alla consumazione dei secoli.
Giudicare, rimettere o non i peccati, quale privilegio!
Voi siete la luce del mondo…così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. ( Mat. 5,14-16 ).  Questo aveva detto Gesù ai suoi discepoli, questo avevano ereditato i loro successori, ministri.
Quella luce si è spenta in chi impropriamente si dice, sconsacrato.
Grandezza e miseria di uno status così singolare!

E noi che fare per capire il perché di una grave decisione;  per tendere in  qualche modo  ad un  ripensamento  di quell’abbandono?
La complessità e gravità di quella decisione, non è di facile comprensione.
Tante le cause  e tutte singolari.
Si possono solo immaginare, mai saremmo nel giusto.
Ed allora?
E’ d’uopo tentare.
Affiancare un cammino di vita diversa, sì.
Soccorrere e discretamente, sì.
Un soccorso che, non può non essere acutamente studiato, programmato e mai condotto con improvvisazione o vedute parcellari.
Sono necessari, volontà, competenze, mezzi.
Non bastano le iniziative, parziali, localizzate.
Vi è necessità di operazioni di largo respiro.
Ne saremo capaci?
Utopia la nostra?
Sappiamo di non essere soli!
In passato non lontano, la nostra Associazione ha riflettuto del  grave problema sul quale immeritatamente stiamo trattando.
Sarà bene ancora una volta pensarlo, trattarlo.
Un’arma è certa: Affidarsi alla speranza.
Speranza è vocazione!
Speranza è recupero di una vocazione!
Speranza è cura del bisogno e della disperazione!

“ La speranza nasce nel momento stesso e nel medesimo punto in cui potrebbe nascere la disperazione “.
Il quel momento possono germogliare elementi fecondi di riflessione e perché no, di conversione.
La cura?  Sì.  E con essa il recupero della fede, di quel privilegio, donato e tradito.
E’ lecito lasciarsi andare ad un momento di follia?
La speranza è anche follia.
Questa nota “poca cosa “ per la trattazione di  un momento vocazionale vuole solo suggerire e sommessamente di “pensare” ad un motivo del nostro essere Serrani.

                                                        Paolo Mirenda
                                  Commissione Permanente Nazionale Vocazioni


Dato a Lucca il 7 Marzo 2015  in occasione della riunione del Distretto 71.

giovedì 27 novembre 2014

Oltre il ricordo

Il  beato  J.H.Newman luce della città

Il 13 maggio del 1879 Leone XIII impose la cappella cardinalizia a J.H.Newman.
Lo disse “il suo cardinale”.
Nel viaggio di ritorno in Inghilterra, ammalatosi, si fermò a Livorno. Fu ospite dell’hotel anglo-americano, sito sul viale Regina Margherita, oggi viale Italia, angolo via Mayer, non più in esercizio da oltre un  secolo. 
Il Serra club, il 30 novembre del 2012 vi ha installato una lapide-ricordo con iscritta una frase di Pio XII attribuita all’illustre presule: Acerrimus veritatis Investigator. Newman si sarà certamente interrogato con Giovanni: Che cosa è la Verità, divenendone un infaticabile ricercatore. “Io penso davvero di desiderare la verità e sono disposto ad abbracciarla ovunque possa trovarla”scrive. Cercare la verità per non essere ingannato dalle verità parziali. Verità è libertà di conoscersi e di conoscere, acquisirla costa  immane fatica. Vi sono però dei mediatori che ci vengono incontro. La Fede, non  solo dono, dà la possibilità all’uomo di conoscere la verità di ogni cosa fino a giungere  al Principio del tutto. La Ragione  che da sola non può dare contezza dell’ordine delle cose che sono in noi e di quante sono fuori di noi, che costituisce il tramite umano fino a proiettare l’uomo nel  metafisico.   La Coscienza. “ La coscienza elemento centrale” nella ricerca della verità, voce di Dio che parla all’uomo nel suo luogo intimo, che indirizza la ragione alla ricerca della  verità. Verità che è libertà. ( Newman ). “Nell’intimo della coscienza l’uomo …ha in realtà una legge scritta da Dio dentro il suo cuore: obbedire ad essa  è la dignità stessa dell’uomo, secondo questa egli sarà giudicato “. ( Veritatis Splendor n.54 ) “ La Verità facendo uscire l’uomo dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive consente loro al di là delle  determinazioni culturali e storiche a incontrarsi nella valutazione del valore e della sostanza delle cose”. ( Caritas in Veritate ) L’uomo colui che cerca la verità, tolta la verità all’uomo è pura illusione pretendere di renderlo libero, verità e libertà o si coniugano insieme e insieme miseramente falliscono”. (Fides et ratio ) “Lo splendore della verità rifulge in tutte le opere  del Creatore…la verità illumina l’intelligenza e informa la libertà dell’uomo, che in tale modo viene guidato a conoscere ed amare il  Signore.” ( Veritatis Splendor-introduzione ) Verità: quel desiderio senza il quale non si è uomini: ( J.Maritain ) La verità e la libertà  sono l’antidoto delle verità parziali, del pensiero debole, del relativismo, che allontanano da Dio l’uomo, costituiscono danno irreparabile in ambito religioso, culturale, etico, morale, sociale. Lo hanno bene inteso Newman che contrastò le  deviazioni liberali del suo tempo. Così come Pio XII ( Humani Generis ) Pio IX (Quanta cura  1864 ), Pio X  ( Pascendi Dominici gregis 1907 ) che hanno paventato il rischio della verità relativa. E Giovanni Paolo 2°: il relativismo lesione della dignità dell’uomo che cerca di conoscere la Verità in ordine assoluto …il relativismo consuma il mondo dei valori. ( Fides et ratio ). La chiesa   da sempre contrasta il relativismo che ebbe il suo primo sostenitore in Protagora (480-410 a C.)  La Verità in assoluto, l’uomo per sua natura, cerca a mezzo della ragione e con l’aiuto della Fede. Se Protagora si ricorda come primo  filosofo sofista del relativismo, J.H.Newman lo si deve celebrare come il pensatore tra i più acuti della ricerca della Verità e forte oppositore del pensiero debole. Il Serra di Livorno installando la lapide- ricordo nel palazzo sede dell’hotel che lo ospitò ha inteso invitare la città, a interrogarsi sulla opera immensa di Newman, sulla sua santità e sulla sua affannosa ricerca della verità, a scongiurarlo di curare le verità parziali, vero cancro che corrode il vivere nelle società di ieri e di oggi. Bando all’indebolimento della ragione, alla cultura dell’effimero. La Ragione e la Fede ci prendono per mano, ci segnano il  cammino verso la Verità e l’Assoluto. E’ il percorso di salvezza che ci indica Giovanni Paolo 2°: dal fenomeno al  fondamento. E  Newman: dalle ombre e dalle immagini alla Verità. A due anni dall’evento  il Serra invita: da quella lapide emana una luce sulla città che ama essere colta. 
Paolo Mirenda

mercoledì 5 novembre 2014

Vieni con me

“Sono Papa e vescovo ormai da anni la cosa più importante per me rimane sempre il fatto di essere un sacerdote, potere ogni giorno celebrare l’Eucaristia, poter rinnovare il sacrificio di Cristo riportando, attraverso Lui, ogni cosa al Padre:  mondo, l’umanità  e me stesso”.  Giovanni Paolo II.
Karol Wojtyla ha detto sì:  Eccomi Signore.
Identificarsi con Cristo, continuare l’opera di  salvezza: poche le risposte.
E l’immensa vigna rimane incolta e si degradano sempre di più i valori della persona.
Complessa, difficile la ricerca del perché.
Nella società vi è ancore un barlume di humus per fare nascere, coltivare e crescere nuove vocazioni?
Il sogno di costruire una società dove possa soffiare lo Spirito è ancora possibile?
Diciamo di sì.

sabato 25 ottobre 2014

Scelse la vita


19 settembre 2014  Paolo VI agli onori dell’altare. 
Tratteggiammo già la figura dell’uomo e del Pontefice, in occasione di una riflessione  sull’Enciclica HUMANAE VITAE promulgata il 25 luglio1968.
Nel condividere il suo illuminante pensiero sulla procreazione esultammo di gioia e fu spontaneo il grido: Paolo VI Santo.
Quella decisione  provocò disorientamento nella gerarchia ecclesiastica e confusione nel mondo laico-cattolico.
Dire Sì alla vita o cedere alla forte pressione del popolo cattolico che sperava  qualche concessione nella limitazione delle nascite.
La Chiesa mater et magistra attraverso una decisione del Cristo in  terra, mai avrebbe potuto recidere la sorgente  di vita trasmessa da Chi  ha voluto l’uomo e la donna  testimoni e continuatori della sua opera creatrice.
IL Papa, consultata la commissione di studio, già insediata da Giovanni XXIII,  decise in conformità alle leggi, divina e antropologica, di pari dignità.
Scelse l’amore comandato da Dio e pienamente umano, amore totale, amore fedele, amore fecondo.
Grave e sofferta la  risposta del Papa.
Nessuna indecisione su i principi fondamentali del credo cristiano.
E  il suo animo paterno:
Sentivamo le voci fragorose dell’opinione pubblica, ascoltavamo quelle più tenui, ma assai penetranti nel Nostro cuore di Padre e di Pastore, di tante persone, di donne rispettabilissime specialmente, angustiate dal difficile problema e dell’ancor più difficile loro esperienza”.
Accusò “l’inadeguatezza della Nostra Persona, povera persona, il formidabile obbligo di doversi pronunciare” e fermamente  decise.
Moralmente illecito l’uso di mezzi volti ad evitare il concepimento.