ICONA, IMMAGINE DELL'INVISIBILE


Icona della SS. TRINITA'
(L'ORIGINALE è 1,42 x 1,14; Museo Tretjakov  - Mosca / Anno: 1422 )

Descrizione:
La bellissima icona qui riprodotta è il capolavoro dei monaco Andrej Rublév, dipinta dal santo iconografo per la canonizzazione di Sergio di Radonez, eremita, fondatore della Grande Laura della SS. Trinità a Zagorsk e "adoratore della Santissima Trinità".
Il punto di partenza dell'icona è una scena luminosa della vita di Abramo quando riceve la visita di tre pellegrini/messaggeri alle querce di Mamre – casa di Abramo.


Dal libro della Genesi
In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo”.
Quelli dissero: “Fa’ pure come hai detto”. Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce”.
All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?”. Rispose: “È là nella tenda”. Il Signore riprese: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio.

                                                                                                                                                                           (Gen. 18,1-10):



Nel seguito del racconto quei tre uomini sono chiamati "messaggeri" o "angeli"
La tradizione della Chiesa legge in quella pagina un'apparizione del Dio Uno e Trino ad Abramo. 
E' così che i Padri a partire da Cipriano, Cirillo di Alessandria, Agostino e Dionigi l'Arcopagita, hanno riletto quell'episodio. La liturgia canta: "Benedetto tu, Abramo, che li hai visti e hai accolto la Trinità, uno in tre".
Del racconto della Genesi si conservano alcuni elementi altamente simbolici che Rublev sintetizza, rispetto alle icone precedenti:
L'importanza principale è data dai tre viandanti all'ingresso della tenda, l'edificio, seduti sotto le querce di Mamre, l'albero, e stanno consumando il cibo rappresentato dal calice posto al centro della Mensa.

I Tre sono pellegrini perché tengono in mano i lunghi bastoni dei pellegrini, bastoni rossi perché provengono da molto lontano e perché l'amore per Abramo li ha messi in cammino. Nell'antichità il bastone rosso era un significativo segno riservato ai grandi maestri, a coloro che insegnavano con autorità.
Gli Angeli siedono su scanni gialli e poggiano i piedi su piedistalli elegantemente ornati con oro. Questo significa che vengono da un altro mondo che trascende il nostro, pur non essendo estraneo, poiché sgabelli e predelle poggiano sulla nostra terra verde.
Il fatto poi che i Tre siano seduti su troni uguali sta ad indicare che entrambi hanno la stessa signoria e autorità.
I colori dei vestiti sono: il rosso, il verde, e il rosa-lilla. Il "blu di di Rublév", ricamato dai lapislazzoli, pietre preziose che egli usava, è il colore che accomuna i Tre e richiama il cielo: è segno della loro divinità, immaterialità, assoluto
Gli atteggiamenti degli Angeli, disposti a cerchio, rappresentano una conversazione-consulto di famiglia. L'oggetto della conversazione li fa radiosi: i loro volti emanano e ricevono luce e sono circonfusi da un nimbo bianco, si direbbe che sono glorificati.
Così, sulla destra dell'icona c'imbattiamo col Personaggio il cui mantello è verde, colore della vitalità rigeneratrice, dell'acqua, della fertilità che dà vita, della primavera, della giovinezza, della maternità, come la vegetazione che germoglia dalla terra.
"L'Angelo di destra - scrive il teologo P. Evdokirnov -, non pone alcuna questione: è lo Spirito Santo. La dolcezza delle linee dell'Angelo di destra ha qualcosa di materno. Egli è il Consolatore (Gv 14,1-17), ma è anche lo Spirito della Vita. Egli è Colui che dà la vita e nel quale tutto ha origine. Egli è il terzo termine dell'Amore divino, lo Spirito d'Amore".
Lo Spirito è l'oblatività dell'agape divina: egli è tutto consenso al Padre e al Figlio e sta davanti a loro in perfetta umiltà e disponibilità.
A Lui viene affidato il compito di portare a compimento ogni santificazione, è il dono del Padre e del Figlio all'uomo affinché anche l'uomo possa sedere al banchetto eterno. Egli è lo Spirito della comunione.


Al centro è riconoscibile il Figlio, fattosi uomo per amore. Egli ha una spalla scoperta, indica che è stato mandato, ha camminato e ha compiuto la sua missione.

Questo fatto è indicato anche dalla stola d'un vivo giallo- oro. Inoltre il suo vestito rosso-sangue rimanda alla profezia di Isaia: "Chi è costui che viene? (…) con le vesti tinte di rosso? (.. ) Perché rossa è la sua veste? (…). Nel tino ho pigiato da solo e il sangue è sprizzato sulle mie vesti"
(Is 63,13).
Benché seduto frontalmente rispetto a noi, il figlio rivolge il suo sguardo interamente verso il Padre. In modo incessante il Figlio contempla il Padre. Il braccio destro appoggiato sulla mensa si abbassa, mentre la sua mano sovrasta una coppa.  Gesù è il contenuto della grande coppa. Egli è sacerdote e vittima. Egli tiene gli occhi fissi sul Padre perché intercede e offre se stesso in nostro favore (cfr Eb.9,24), atteggiamento accentuato dal capo chino e dall'incrocio delle ali.
Se ci volgiamo poi verso la terza figura, quella a sinistra, notiamo che egli ha le spalle coperte dal mantello trasparente, la testa eretta, la mano benedicente che sta per sollevare mentre guarda l'angelo di centro
Egli è il Padre che accoglie il Figlio resuscitato da morte e salito al cielo ed è rappresentato nell'atto di inviare lo Spirito Santo, per la preghiera di Gesù (cfr Gv 17). Il Padre presiede il banchetto eterno e solleva il braccio per benedire l'offerta del Figlio, in forza della quale siamo santificati (cfr Eb 10,5-10). Il manto trasparente e di colore indefinito, avvolge le sue spalle e il corpo tutto intero. Lascia trasparire solo una piccola parte della tunica, all'altezza del petto. Ritroviamo quello stesso colore negli altri due personaggi: il Figlio e lo Spirito procedono dalle profondità del Padre. L'insondabile.
Lui "che abita una luce inaccessibile" (1Tm 6,16); proprio come canta il salmo 103: "Mio Dio quanto sei grande! Rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto".
Il Padre guarda dinanzi a sé, nella direzione dello Spirito. E' lui che invia lo Spirito Amore, dice Gesù. Così si completa il movimento circolare che ogni volta si ripropone di nuovo: lo Spirito ci conduce al Figlio, il quale, nella sua offerta ci fa volgere interamente verso il Padre, il cui sguardo previamente ci manda lo Spirito.
 In questa bella ed elaborata composizione riconosciamo che il Padre è principio e origine di tutto ciò che esiste e che tutto sussiste nella sua mano.
"Tutto sembra movimento, animazione ... e tuttavia…
Tutto è là tranquillo, come immobile! Lago di montagna, al primo mattino, e cascata che discende dalla collina.
In questa gioia concelebrata, trovano il loro riposo. Ciascun si quieta nello stesso slancio che lo apre sull'Altro!
Pace radiosa in cui ciascuno si confida all'altro!
Quiete senza nome! Semplicità! Semplicità! Semplicità di Dio".

Per approfondire:
GIOVANNI DUTTO – CONTEMPLAZIONE DELL'ICONA DELLA TRINITA'
Effatà Editrice



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