mercoledì 5 novembre 2014

Vieni con me

“Sono Papa e vescovo ormai da anni la cosa più importante per me rimane sempre il fatto di essere un sacerdote, potere ogni giorno celebrare l’Eucaristia, poter rinnovare il sacrificio di Cristo riportando, attraverso Lui, ogni cosa al Padre:  mondo, l’umanità  e me stesso”.  Giovanni Paolo II.
Karol Wojtyla ha detto sì:  Eccomi Signore.
Identificarsi con Cristo, continuare l’opera di  salvezza: poche le risposte.
E l’immensa vigna rimane incolta e si degradano sempre di più i valori della persona.
Complessa, difficile la ricerca del perché.
Nella società vi è ancore un barlume di humus per fare nascere, coltivare e crescere nuove vocazioni?
Il sogno di costruire una società dove possa soffiare lo Spirito è ancora possibile?
Diciamo di sì.


Non è tutto qui il Serra?
Un’accurata analisi sociologica, nella sua complessità non è nelle nostre possibilità, ma qualcosa si potrà dire.
Una considerazione geopolitica.
Vi sono aree che si lasciano contaminare dal soffio dello Spirito, a macchia di leopardo, altre le più come quella della società opulenta, no.
Lì il dio danaro, l’indifferenza, l’odio, la superbia, il dubbio sull’esistenza di  Dio, il ritenere di potersi sostituire  a Lui, la fanno da padrone.
Sull’altare della superbia, della non religione della non fede, l’uomo brucia i valori i suoi valori prioritari, si smarrisce, naviga nel buio.
La Luce gli si fa sempre più lontana.
Sono queste le negatività  della persona  che la tengono lontano dal  tendere a continuare la missione creatrice e redentrice di Dio?
Anche.
IL binomio, vocazione della Grazia e ricezione della stessa si è impoverito quando non infranto.
“L’amarezza più cogente nel constatare la scarsità delle vocazioni sacerdotali in noi cristiano-cattolici, della tiepidezza della fede che se aggiunta all’indifferenza  verso i valori prioritari della vita, verso la mancanza di speranza, di carità,  di fede per noi e per gli altri, una qualche spiegazione l’abbiamo trovata”.
La figura del sacerdote, la sua povertà, la sua solitudine, la vita di sacrifici e di tante rinunce, l’essere il servo dei servi, spaventa i giovani?
Sì, se manca la speranza, se non si intende la grandezza della chiamata, la grazia di rinnovare l’Incarnazione di Cristo, di portare gli uomini a Dio e Dio agli uomini, di intendere che il sacerdote è  un UNICUM che accoglie nelle sue mani  Cristo che si offre all’uomo per amore, un amore grande, un incommensurabile amore.
Il sacerdote, l’amministratore dei misteri di Dio ( apostolo Paolo), l’uomo della Parola, della misericordia che riceve da Dio e dà in  abbondanza all’uomo.
A fronte di tanta grazia, alla scarsità della domanda vi è chi toglie la speranza al giovane?
Chi non insegna loro la grandezza del mistero, dove poter arrivare, con CHI potersi misurare?
Quanta materia per il Serrano!
La  diagnosi risulta meno difficile della ricerca sul da fare.
I momenti essenziali: Testimoniare, educare, evangelizzare.
Il vivere la nostra laicità, l’indole secolare che ci è propria, ci delineano i campi di azione: La famiglia, la società, le istituzioni.
“Il dovere di promuovere le vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana…a  tale riguardo il massimo contributo viene offerto…dalle famiglie, le quali, se animate da spirito di fede, di carità, di pietà, costituiscono il primo seminario..( Optatam totius II 2 )
E’ nella famiglia e poi nella società che si indova il bene che sorge e da curare, il male che vi nasce e da estirpare.
Bene che  é amore, male che è indifferenza, inimicizia, odio, mancanza di speranza, visione miope della vita che non si proietta al di là, mancanza di religiosità, di fede, che non ti fa scorgere, per poi viverla, la Luce.
“La famiglia è dunque la prima scuola di vita sociale, di cui appunto hanno bisogno tutte le società”…i genitori devono con fiducia e coraggio formare i figli ai valori essenziali della vita umana”.( Familiaris Consortio 36).
I riflessi sulle istituzioni che dobbiamo curare, originano dal sano vivere  nella famiglia e nella società.
Lì non può mancare il seme della cultura cristiana, per il  bene collettivo e questo  compito spetta ai laici, a noi serrani.
La  sanità della famiglia e della società viene dal vivere  e far vivere i valori antropologici della persona che sono anche valori di spiritualità.
“la famiglia, come la chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia”. ( Fam.Cons. 52 ).
Quante altre espressioni, documenti della Chiesa, si possono citare volte alla famiglia perché con la guida il Vangelo possa essere il più importante modello di vita fondato sui valori di verità, libertà, giustizia e amore.
Occorre poi  leggere, saper leggere le istanze sociali, interpretarle, tendere a correggerle, o avviare a giuste soluzioni.
Sono tante  le aspirazioni giuste o traviate che possono consumare la persona.
Non è certo agevole indirizzare e vivere un cammino di libertà, di giustizia, di carità, di fede.
Un’attenzione tutta particolare verso il mondo dei giovani, capire le esitazioni, le incertezze spesso traumatiche dal punto di vista  psicologico, infondere speranza nella vita  terrena, guardare con l’occhio della fede verso l’infinito.
Alcuni elementi ci sembrano propedeutici alla nostra azione che sempre dovrà essere ispirata ai valori del Vangelo e al pensiero della Chiesa.
Silenzio per riflettere
Ascolto per capire
Preghiera per rendere grazie e chiedere.

Sul  Vangelo della famiglia ancora una iniziativa  della Chiesa. Papa Francesco ha convocato l’assemblea straordinaria dei vescovi, 5-19 ottobre,  tema: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. I lavori si  concluderanno  nel 2015, in una assemblea ordinaria.
La segreteria  della Cei ha diffuso un documento preparatorio, Instrumentum laboris,  che costituirà la base dell’importante studio.
E’ previsto un dialogo a tutto campo, anche con rappresentanti della famiglia direttamente interessati alle vaste problematiche, per riflettere e trovare guide  alla soluzione dei  problemi  che ai nostri giorni si palesano sempre più gravi.
Il capitolo giovani avrà certamente il necessario spazio, alfine di capire  le difficoltà vocazionali, di vario genere, compresa quella sacerdotale, che da loro viene presa in considerazione sempre più raramente.
Il tutto in nome dell’amore e della misericordia espressi dall’opera di Redenzione di Cristo, dal Vangelo, dalla chiesa.
Alla luce della nostra  riflessione che riteniamo poca cosa l’azione serrana che non può mancare, è ardua, le soluzioni  lontane e difficili. Ci sorregga Chi sa e può tutto, la Beata Vergine Maria, il nostro Beato Junipero Serra.
C’è qualcosa nel nostro agire metodologico da modificare?
Penso di sì.
A quanti hanno  esperienza consumata la raccomandazione a farlo.
Alla fine di questa nostra nota ci piace  ritornare ai giovani.
Da essi, vuoi per qualche merito serrano, vuoi per grazia divina vorremmo sentire ripetere le parole di Geremia: Mi hai sedotto, Signore, ed io mi sono lasciato
sedurre.
E’ la risposta a Cristo che con amore chiama: VIENI con ME.

                                                                                       Paolo Mirenda
                                                                                 Commissione CNIS VOCAZIONI

Roma  Settembre 2014

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