sabato 25 ottobre 2014

Scelse la vita


19 settembre 2014  Paolo VI agli onori dell’altare. 
Tratteggiammo già la figura dell’uomo e del Pontefice, in occasione di una riflessione  sull’Enciclica HUMANAE VITAE promulgata il 25 luglio1968.
Nel condividere il suo illuminante pensiero sulla procreazione esultammo di gioia e fu spontaneo il grido: Paolo VI Santo.
Quella decisione  provocò disorientamento nella gerarchia ecclesiastica e confusione nel mondo laico-cattolico.
Dire Sì alla vita o cedere alla forte pressione del popolo cattolico che sperava  qualche concessione nella limitazione delle nascite.
La Chiesa mater et magistra attraverso una decisione del Cristo in  terra, mai avrebbe potuto recidere la sorgente  di vita trasmessa da Chi  ha voluto l’uomo e la donna  testimoni e continuatori della sua opera creatrice.
IL Papa, consultata la commissione di studio, già insediata da Giovanni XXIII,  decise in conformità alle leggi, divina e antropologica, di pari dignità.
Scelse l’amore comandato da Dio e pienamente umano, amore totale, amore fedele, amore fecondo.
Grave e sofferta la  risposta del Papa.
Nessuna indecisione su i principi fondamentali del credo cristiano.
E  il suo animo paterno:
Sentivamo le voci fragorose dell’opinione pubblica, ascoltavamo quelle più tenui, ma assai penetranti nel Nostro cuore di Padre e di Pastore, di tante persone, di donne rispettabilissime specialmente, angustiate dal difficile problema e dell’ancor più difficile loro esperienza”.
Accusò “l’inadeguatezza della Nostra Persona, povera persona, il formidabile obbligo di doversi pronunciare” e fermamente  decise.
Moralmente illecito l’uso di mezzi volti ad evitare il concepimento.

La forza gli venne dall’amore per  Cristo, per la Chiesa, per l’umanità per la quale spese generosamente la sua vita di tenace Apostolo della Verità: NOS AUTEM SENSUM CHRISTI HABEMUS.
Sì alla teologia dell’amore!
E poi la sua  paterna proposta: Paternità responsabile.
Quanta la sofferenza nel corpo e nello spirito di un Papa umile, saggio, fedele al suo magistero.
Per nulla indeciso.
Umiltà, moderazione, rispetto delle opinioni altrui, studio approfondito dei  problemi incorsi durante il suo Pontificato, e ve ne furono tanti e di gravità inaudita,  contribuirono a falsare giudizi sulla persona, poi rivelatisi molto affrettati e impropri.
Forse i suoi reali sentimenti, il suo stesso pensiero furono travisati dal suo apparire, dal suo fenotipo, come si direbbe in gergo medico?
Lo pensiamo!
Poche le condivisioni alla sua decisione, due autorevoli.
Il cardinale Karol Wojtyla  che di lì a breve gli sarebbe succeduto sul soglio di Pietro   scrisse: E’ opportuno avere presente la sostanza della legge scritta nel cuore dell’uomo e attestata dalla coscienza, per riuscire a penetrare la profonda verità della dottrina della Chiesa, contenuta nell’enciclica.
Il cardinale Joseph Ratzinger: La verità non viene decisa a maggioranza davanti alla questione della  verità ha termine il principio democratico…La responsabilità nei confronti della continuità della dottrina ecclesiale aveva perciò giustamente per Paolo VI, un’importanza maggiore di una commissione di sessanta membri, il cui voto da tenere in considerazione, ma non poteva costituire l’ultima istanza.
La forza dello spirito indovato nel suo fragile corpo, la responsabilità dell’ufficio a cui era stato chiamato, il dono dello Spirito Santo che lo assisteva, la dottrina che sapeva di dovere difendere ad ogni costo, le espresse in altri documenti e in molte altre occasioni.
Con la  Humanae vitae, la Misterium fidei, ( 3 settembre 1965), la  Sacerdotalis celibatus ( 24 giugno 1967)  sono state le encicliche molte criticate, che misero alla prova la sua indole umile, responsabile, scambiata per timida e indecisa.
Toccavano  punti nevralgici dell’essenza del cristianesimo e della stessa dottrina di cui Paolo VI volle essere fedele esecutore.
Assumersi tutta la responsabilità delle decisioni, anche se non concordi a pareri collegiali, non costituirono certo atti di superbia, ma assoluta fedeltà a così alti principì costitutivi il mistero che incarnava  ed in nome del quale portava una croce  molto pesante per il suo fragile involucro corporeo.
Nello svolgere l’ufficio pietrino visse la massima:  la mia dottrina non è mia ma di Colui che mi ha mandato Giov. 7,16.
Questo è scritto al n.4 della sua prima enciclica Ecclesiam Suam  ( Agosto 6, 1964).
Documento programmatico della vita della Chiesa di Cristo, quale Lui voleva che fosse. La Chiesa è viva oggi più che mai, la chiesa è vita è madre e capo.
Anche “ se vi sarebbero tanti scismi quanti sono i sacerdoti” ( S.Girolamo ).
Alla chiesa di Cristo, alla  sua chiesa che la volle così come Cristo, in un profondo atto di amore e senza alcuna timidezza nel suo testamento scrive: E circa ciò che più conta, congedandomi dalla scena di questo mondo e andando incontro al giudizio e alla misericordia di Dio: avrei dire tante cose, tante sullo stato della Chiesa; abbia essa ascolto a qualche nostra parola, che per lei pronunciammo con gravità e  con amore. Sul Concilio: si veda di condurlo a buon termine, e si provveda ad eseguirle fedelmente le prescrizioni. Sull’ecumenismo: Si prosegue l’opera di avvicinamento con i Fratelli separati,con molta comprensione,con molta pazienza,con grande amore;ma senza deflettere dalla  vera dottrina cattolica.
Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo. (dal  testamento di Papa Paolo 30 giugno 1965).
Dove è la timidezza, l’incertezza dell’uomo che tanti  critici molto, molto impropriamente, attribuiscono al grande Pontefice della Santa Romana Chiesa?
Timidezza, incertezza  che non albergano certamente nell’enciclica dal valore dogmatico, la Misterium fidei.
Non esita a contrastare quanti dubitano sul mistero dell’Eucaristia, confermando la fede in esso: Cristo è presente nell’ostia consacrata durante e dopo il sacrificio della santa messa. Lì c’è vita sotto le spoglie del pane.
Questo  è il mistero della transustanziazione.
Altra enciclica fortemente contestata la Sacerdotalis coelibatus ( 24 giugno 1967 )
Anche per questa enciclica con  amore, comprensione e senza alcuna esitazione scrisse:
Il celibato sacerdotale, che la Chiesa custodisce da secoli come fulgida gemma, conserva tutto il suo valore anche nel nostro tempo, caratterizzato da una profonda trasformazione di mentalità e di strutture. ( ivi )
Decisione ovviamente incompresa e contrastata sì  che tornando sull’argomento:
Tutto questo fa del celibato ecclesiastico una suprema testimonianza del regno di Dio, un segno  unico e parlante dei valori della fede, della speranza, dell’amore,una condizione incomparabile di pieno servizio pastorale,una ascetica continua di perfezione cristiana. Sì è difficile; ma è proprio questo carattere che lo rende attraente alle anime giovani e ardenti…può diventare, facile, lieto, bello, cattolico …dobbiamo conservarlo e difenderlo”.
E  il problema è sempre all’ordine del giorno.
I suoi effetti fanno registrare motivi di grazia, ma anche di abbandono se non di tradimento.
Quando “il vento urla nella tempesta…la pienezza della forza sta nella vera dolcezza”. ( J. M.Guitton il mio piccolo catechismo )
Forza e dolcezza che abbondarono in  Paolo VI.

 Papa  della vita che nasce.
 Papa che dà vita alla  sua chiesa.
 Papa della vita sempre presente nell’Eucaristia.
 Papa della vita sacerdotale totalmente consacrata a Cristo.
Il Beato Papa Paolo VI è anche tant’altro.

Paolo Mirenda ottobre 2014

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