martedì 3 giugno 2014

Particella e casco di Dio Una ragionevole provocazione


Particella e casco di Dio sono  espressioni  correnti nella trattazione  e divulgazione di interessanti risultati scientifici circa l’origine dell’universo e la ricerca nel cervello  di proprietà  ancora non esplorate, volte allo studio delle  più elevate espressioni  del pensiero come  quelle che attengono lo spirito.
La ricerca scientifica,l’alta tecnologia hanno raggiunto altissimi livelli di conoscenza, che incoraggiano sempre più a scavare in profondità.
E’compito dell’uomo conoscersi e conoscere il mondo che lo circonda, fatica che lo onora  perché  risponde al  suo essere, il più elevato  pensante mai sazio di sapere.
L’orgoglio del mondo scientifico è alle stelle  per i risultati conseguiti in un momento    di smarrimento del pensiero, di incertezze sociali, di scarsa speranza, di relativismo e  anche di superbia  ostentata da  taluni “maestri”della ricerca.
Non ci si accorge della necessità “di più religione”.
Sentimento che sembra annacquarsi particolarmente nel mondo della civiltà opulenta.   
Il sapere della persona  non può essere dettato dal solo I0.
La religione così come la religiosità costituiscono alimento essenziale della vita  dell’uomo.
Lo scontro  tra scienza e fede è sempre elevato  e i veleni che li hanno nutriti non tendono a ridursi.
L’una giova all’altra come sostengono la chiesa e la cultura cristiana, particolarmente  in questi ultimi  anni.
La ricerca scientifica sempre da promuovere tende  a non volere riconoscere i  limiti. 
Vi sono  soglie di conoscenza invalicabili che scandiscono la  natura umana.
“L’uomo ha i suoi limiti”.
Non siamo in grado di inoltrarci su problemi di alta fisica, il nostro è un tentativo di riflettere sulle recenti acquisizioni, che attengono il nostro organo pensante, del quale conosciamo ancora molto  poco.
Alla particella di Dio, la particella maledetta, altrimenti detta, prevista da Peter Higgs e Francois Englert e confermata dagli esperimenti ATLAS e CMS, dei laboratori del CERN, coordinati dai fisici italiani Fabiola Giannotti e Guido Tonelli  ai quali hanno partecipato migliaia di fisici, verrebbe accreditato il primo momento dell’universo.  
Ricercatori dello stesso CERN che hanno partecipato alla ricerca del Bosone di Higgs, ancora oggi pongono molti limiti alla scienza per chiarire il problema arduo dell’origine dell’universo.
E se è Dio che guida l’uomo nel suo pesante lavoro di  ricerca volto a farsi riconoscere  Signore dell’universo?
Del  casco di Dio, del cervello spirituale?
Ricerca tesa a ritenere il substrato anatomico e funzionale cerebrale capace di alte espressioni  che toccano lo spirito, il mondo metafisico.
Questa é  la Neuroteologia.
Franco Roll  ha la paternità  del termine.
Michael Persinger è l’autore del saggio “La base neurofisiologica della fede in Dio”.
E si inventa  il “casco di Dio”, segnatamente  un vero casco, a mezzo del quale e con l’applicazione di deboli campi elettromagnetici e lo studio dei dati trasmessi gli hanno consentito in alcuni soggetti esaminati di “percepire presenze soprannaturali”.
I risultati di queste ricerche non sono  confermati da altri ricercatori.
M. Bauregard in un suo  studio, in momenti di “stato mistico-contemplativo” su suore carmelitane ha confermato le esperienze di Persinger e localizzato, nel lobo temporale del cervello una struttura reattiva a momenti di contemplazione dei soggetti saggiati.
Le Neuroscienze, in tema di spiritualità, porrebbero dunque certezza, che la stessa ha substrati nella struttura del nostro cervello ed in alcune sue zone in modo particolare.
E il tema che ci appassiona ci fa  interrogare su Cervello e coscienza.
La coscienza cosa è ? 
Domanda tosta, e noi siamo lontani uno spazio siderale a intenderla.
Si può dire che vi è una risposta fideistica, per  chi  sposa l’indirizzo teologico che ritiene la fede, aiuto alla ragione nella ricerca della verità?
Si può ritenere poi di trovare una qualche risposta dalla ragione, corroborata dalla ricerca scientifica ?  
Diciamo dei Sì , perché  fede e ragione, debbono incontrarsi.
L’uomo è fatto di un’interiorità indefinibile razionalmente ( anima, spirito ) e di un corpo che la contiene, che si esprime con la ragione, di pari dignità  con diritto di dire la sua, e che sa di non poter dire tutto.
Essenziale non  chiudere  l’uno all’altro.
Vi è qualcosa di Impensabile al di sopra del pensabile, quando la limitatezza della  mente ci inchioda nelle non risposte ai quesiti che ci poniamo.
Spigoliamo.
In ordine fideistico sentire Dio che ci parla, elaborare razionalmente, condividendo, dissentendo   é  atto di coscienza.
La coscienza, dialogo con  Dio onde maturare, attraverso la ragione ed in comunione con la fede i comportamenti volti al bene per sé e per gli altri, in una visione realistica e metafisica.
L’uomo, che è libero può non ascoltare quella voce, ribellarsi, maturando così i conflitti di coscienza che sono alla base dell’errore e del male.
La coscienza è illuminata dallo Spirito Santo  ci dice Paolo ( Rom 9,1 ),come ci suggerisce il Magistero della Chiesa, custode del Vangeli, in numerosi interventi.
L’argomento coscienza è ampiamente trattato da S.Tommaso D’Aquino in Summa Theologiae, nel De Veritate, dal Vaticano II, dalla Gaudium et spes, dalla Veritatis Splendor, opere di grande prestigio, e quanti altri.
Ci piace citare J. H. Newman: ”La coscienza è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e doveri, timore e speranza …la messaggera di Colui che nel mondo della natura come in quello della Grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida.  La coscienza è il primo di tutti i Vicari di Cristo”. ( Lettera al Duca di Norfolk. Cap V.)
Synderesis aut coscienza “percezione dei principi della moralità, percezione  del bene e del male”.
Sentimenti che sono immanenti, insiti nella natura delle cose, in ogni persona, di ogni credo quindi, ma che certamente riceve imput dal proprio io, e non solo, che recepisce o che rigetta.   
Dire  qualcosa circa la neurobiologia della coscienza, quali le strutture anatomo-funzionali cerebrali, è d’obbligo, non rispetteremmo, la  ragione, il nostro essere persona.
La coscienza  dove si colloca? Ha un substrato cerebrale? Trattasi di un centro, di più centri correlati?
Le ipotesi si accavallano, gli strumenti scientifici cruenti e incruenti sembrano dirci qualcosa?
L’ipotesi di un unico centro venne formulata da F.Crick e da Christhof Cock non confermata da ulteriori ricerche.
Sulla seconda rileviamo dalla  letteratura specialistica che sono state ipotizzati centri responsabili, nelle vie cortico-talamiche, nel sistema reticolare, nell’amigdala, nelle strutture  ipotalamiche-ipofisarie, ippocampo, sistema limbico ed altri.
Nella sostanza un complesso di zone di cervello interagenti tra loro.
Pensiero e coscienza, coscienza di sé, e del mondo, coscienza indotta,  argomento tosto, tanto tosto.
Il sapere dell’uomo è molto limitato, pur nella sua grandezza. Occorre farsene una ragione.
E non è poi vero che il sapere scientifico  è destinato a un  continuo divenire nel contesto di ampie oscillazioni? 
Quanto ci sarà ancora da faticare per lambire, quanto per tendere a conoscere la neurobiologia della coscienza?
Substrati cerebrali della coscienza, funzioni, concorso loro verso realtà spirituali maceranti interrogativi sì, ma anche  grandi motivazioni nei meravigliosi meandri del  sapere!
Una cosa è certa: l’anatomia e fisiologia del cervello umano è condizione indispensabile nella percezione della coscienza che non è semplicisticamente un derivato anatomico.
Scienza, ragione, spirito, elementi  che ci  qualificano e tormentano non possono non procedere in tandem  perché l’uomo si possa avvicinare alla verità.
La complessa macchina del cervello che ci consente di  pensare e di percepire  è la sola  a dirci che cosa è la  coscienza?
Una certezza da  I. Newton  “Dio essendo uno spirito e penetrando tutta la materia, non può costituire un ostacolo al movimento della materia, non più che niente fosse al suo posto”.
La materia non è statica, si muove, è in continuo divenire e si fa conoscere da chi la sa trattare, comprendere  e mai travisare.
“Un po’ di scienza ci allontana da Dio, ma molta riconduce a Lui”. L. Pasteur.
Un interrogativo toccante  poi: Nella materia c’è qualcosa dello spirito?
Si può parlare di “spiritualità della materia”?o di materialità dello spirito? ( J. Guitton).
Vi è interazione tra loro?
Nel cuore della materia c’è lo spirito?
La filosofia di questo grande pensatore francese del secolo passato, metarealistica 
tende a coniugare materia e spirito.
Guitton ci racconta che Bergson   nel 1912, al gesuita  padre De Torquedec scriveva: “Le considerazioni che ho esposto nel mio saggio Materia e Memoria fanno toccare con mano, spero, la realtà dello spirito. Da tutto questo emerge naturalmente l’idea di un  Dio creatore  che ha liberamente generato sia la materia che la vita”.
E’ questa la porta d’ingresso alla ricerca nella materia dello spirito?
E quel po’ di energia vagante alla quale la particella maledetta avrebbe  dato il là  è lei  la fonte della materia e della vita?
Queste, frutto di accidente o opera di Chi governa materia e spirito? 
Alziamo gli occhi al cielo, per  pensare, meditare, pregare sopratutto sull’arcano che ci circonda!
                                                      Paolo Mirenda                                                

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