lunedì 24 marzo 2014

PRIMA LA COSCIENZA POI IL PAPA


Approccio arduo dire qualcosa della coscienza, ma la tentazione è forte per un argomento così importante e formativo. Non è cosa da poco conoscerci.
Coscienza: cum-scire, sapere con, sapere insieme.
Il motivo ce lo offre J. H. Newman, ora Beato.
In una sua lettera scritta al Duca di Norfolk, se a fine pranzo fosse stato invitato a brindare alla salute del Papa e alla coscienza, ha risposto sì volentieri, prima però brinderei alla coscienza.
Già perché questa precede la prima autorità ecclesiastica e di gran lunga.
“La coscienza scrive Newman è sovrana solo perché è il Vicario di Cristo il suo sostituto o delegato, ma non è autonoma perché non è una divinità ma è al servizio di Dio. La coscienza è il portavoce non della personalità individuale o del temperamento ma di Dio”.
Alla Verità si giunge attraverso la coscienza.

“ Newman fu l’uomo della coscienza... quella dottrina sulla coscienza è diventata per me sempre più importante nello sviluppo successivo della Chiesa e del mondo” (card.J.Ratzinger.)
E ancora: ”Al di sopra del Papa come espressione del diritto vincolante dell’autorità ecclesiastica sta ancora la coscienza individuale, alla quale prima di tutto bisogna obbedire, in caso di necessità anche contro l’ingiunzione dell’autorità ecclesiastica … Newman spiegava l’esistenza dell’uomo a partire dalla coscienza, ossia nella rivelazione tra Dio e l’anima, era anche chiaro che questo personalismo non rappresentava nessun cedimento all’individualismo e che il legame alla coscienza non significava nessuna concessione all’arbitrarietà, anzi che si trattava proprio del contrario…la libertà di coscienza, così ci insegnava Newman, non si identifica affatto con il diritto di dispensarsi dalla coscienza, di ignorare il Legislatore e il Giudice, e di essere indipendenti da doveri invisibili…attraverso la teologia della coscienza, Egli schiude non pochi varchi alla comprensione di importanti temi  teologici”.
Quanta assonanza!
La coscienza morale
“La coscienza morale non chiude l’uomo dentro un’invalicabile e impenetrabile solitudine, ma lo apre alla chiamata, alla voce di Dio. In questo, non in altro, sta tutto il mistero e la dignità della coscienza morale: nell’essere  cioè il luogo, lo spazio santo nel  quale Dio parla all’uomo” (Veritatis  Splendor n.58).
Trattasi di obbedienza ad una verità comune, universale che scaturisce, dalla “legge morale naturale. Giudizio della ragione, con il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto…la coscienza permette di assumere responsabilità degli atti compiuti, quando ascolta la coscienza morale, l’uomo prudente può sentire Dio che parla”. Catechismo della Chiesa cattolica 1992.
La voce del bene, del modo di comportarsi moralmente non è un prodotto prettamente soggettivo, lo è certamente in parte; la ragione non rimane certo passiva nel confezionare la moralità, ma c’è qualcosa che la precede. Questo qualcosa è la voce di Dio.
Sentire Dio che parla!
La coscienza si esprime  grazie alla ragione.
Ascoltare, elaborare, condividere obbedire a Dio che ci parla è la formazione dell’atto di coscienza.
Ci soccorre Newman nel completamento del concetto di coscienza quando dice:
“La coscienza è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza….la messaggera di Colui che nel mondo della natura come in quello della Grazia,ci parla velatamente,ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i Vicari di Cristo” (dalla lettera al Duca di Norfolk).
La coscienza: “il sacrario dell’uomo,dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria”.
Per maturare e rispondere  ai suggerimenti che Egli affida alla persona perché operi per il bene di sé e degli altri e per una visione metafisica del suo essere creatura di Dio.
Dialogo con Dio, dialogo tra io e io.
Per maturare, attraverso la ragione, per mezzo della ragione in comunione della fede.
i giudizi  di comportamento.
Già perché l’uomo è libero e con la sua libertà si conquista la dignità di figlio di Dio, di operare secondo il suo volere, ma anche di disubbidirlo donde i conflitti di coscienza e le difformi risposte al volere di Dio e del diritto naturale.
La coscienza è illuminata dallo Spirito Santo(Paolo Rm 9,1) e amorevolmente seguita dal Magistero della Chiesa che si pone al suo servizio come ci ricorda Giovanni Paolo II nella sua magistrale enciclica Veritatis Splendor.
Come a volere penetrare nel mistero la scienza moderna, grazie alle più recenti acquisizioni vuole dare il proprio contributo alla conoscenza della coscienza.
Le neuroscienze tentano di dimostrare se nel cervello vi siano strutture volte a capire l’essenza della coscienza.
Impresa ardua che a prima vista sembra impossibile, ma la scienza vuole, deve dire la propria opinione,in ciò soccorrendo l’uomo verso il  percorso della fede!
E sì, la via della fede passa anche attraverso la ragione.
I dati riscontrabili nella letteratura, non sono univoci non soddisfano appieno e sono di particolare specificità,per ciò ci dispensiamo dal citarli.
Diciamo con il Nobel Levi Montalcini che la coscienza “ è una proprietà sorprendente ed affascinante del cervello umano, che questi è una condizione indispensabile ma non è la sola a produrre la coscienza umana”.
Si è in errore pensare che l’equazione cervello produca coscienza così come il fegato produce la bile.
Vi è nel concetto coscienza una sacralità  e come tale contiene il mistero insondabile dall’uomo, voluto dal Creatore ma tanto lontano da Lui !
E il binomio scienza e fede continua a tormentare la nostra mente.
                                                                         Paolo Mirenda



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